Nuovi ghetti. Sos migranti. Manca un piano del Campidoglio.

Nuovi ghetti. Sos migranti. Manca un piano del Campidoglio.

Da “Repubblica – ed. Roma” del 9 Febb 2018 – di Salvatore Giuffrida

MSF: “Dopo gli sgomberi 1500 persone vivono in tendopoli e baracche”
Medicina Solidale: “Una bomba sociale”

“All’inizio ho dormito in stazione, poi alcuni amici mi hanno portato in Via Vannina. Sono qui da tre anni, in attesa del mio appello; cosa faccio ora? Quando non mangi da 4 giorni ti sembra di impazzire”. Ibrahim, nigeriano, è uno dei quasi 200 “sommersi” che vivono nel palazzo occupato di Via Vannina.  Ma dopo gli sgomberi di questa estate in Via Curtatone e Cinecittà, molti vivono ancora in baracche o ingolfando altri palazzi occupati dove le condizioni di vita sono diventate drammatiche.

L’allarme arriva dal rapporto “Fuori campo”  della Ong Medici Senza Frontiere: – Gli sgomberi, in assenza di soluzioni alternative – si legge – stanno determinando il moltiplicarsi di insediamenti spontanei con uomini, donne e bambini che non riescono ad accedere ai beni più elementari -. Difficile dare numeri certi: secondo Medici Senza Frontiere gli immigrati regolari che vivono in queste condizioni sono circa 1500; si tratta, conferma la Onlus “Medicina Solidale”, delle persone sgomberate negli ultimi mesi rimaste senza casa e costrette ad arrangiarsi.  “Che si aggiungono  – spiega Lucia Ercoli direttrice di Medicina Solidale – alle oltre 5mila famiglie di italiani e rifugiati che già vivono in palazzi occupati. Il problema continuerà finché il comune non propone un piano di integrazione senza dividere le famiglie”.

L’area più interessata dai nuovi accampamenti è tutta la fascia est della capitale, soprattutto sulla Tiburtina e nella zona industriale di Tor Cervara. I “sommersi” trovano rifugio in ex fabbriche abbandonate, con il rischio di creare altri ghetti, come via Costi, alla Rustica: un insediamento di quattro palazzine circondato da montagne di rifiuti dove giocano bambini, immigrati e italiani, di cinque o sei anni. Qui prima vivevano più di 60 famiglie: dopo gli sgomberi sono quasi 200. Un altro caso al limite è l’ex fabbrica di penicillina in Via Tiburtina dove vivono in condizioni estreme almeno 500 persone soprattutto richiedenti asilo e rifugiati. “Sono bombe sociali a rischio di emergenza sanitaria – conclude Lucia Ercoli – deve avviare un piano a lungo termine e non iniziative spot”.

E’ un problema di integrazione che si intreccia con altre criticità come l’emergenza abitativa, il precariato e le difficoltà di accesso ai servizi: riguarda italiani e immigrati. Eppure, secondo Medici Senza Frontiere , le case di accoglienza a Roma ospitano quasi 9000 immigrati, 2000 in meno secondo l’accordo Stato-Regioni. Ma ci sono anche ritardi come nel caso del Ferhotel di Via Masaniello, “nel gennaio 2017 – scrive la Ong – la giunta ha stanziato 500mila euro per la ristrutturazione promettendone l’apertura a giugno. Poi è slittata”.

L’emergenza più grave nei nuovi accampamenti riguarda l’assistenza sanitaria, lasciata quasi sempre nelle mani di volontari e associazioni come la fondazione Banco Farmaceutico, che domani organizza la giornata della raccolta del farmaco: si potrà comprare una medicina e donarla a poveri e famiglie indigenti. C’è bisogno di tutto in particolare di aspirine, antistaminici e altri farmaci da banco.

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