Medicina Solidale | Martedì notte 9 maggio 2017
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Martedì notte 9 maggio 2017

Martedì notte 9 maggio 2017

Sono di guardia al Policlinico di Tor Vergata. Ho da poco finito il quarto giro visite. Sono circa le tre di notte.

Una strana agitazione mi assale e un tremolio di vento fa vibrare i vetri delle finestre.

Il primo pensiero va al terremoto, ma non è questo.

Un’oscurità malvagia rovente mi avvolge. Qualcosa di tremendo deve essere accaduto, ma dove?

Mercoledì mattina 10 maggio.

Sono le cinque, mi preparo per andare a rivedere un paziente.

Uno stano malessere mi accompagna. Una tristezza cupa, inspiegabile.

Le otto del mattino, arriva la notizia.

Tre vite bruciate in un attimo. Due appena bambine, l’altra spezzata a vent’anni.

Erano in 13 in un camper. Avrà preso fuoco un fornello lasciato inavvertitamente acceso?

Poi i dettagli sconcertanti.

Tracce di carburante. Non è stato un incidente.

Qualcuno ha voluto uccidere in un modo odioso e vigliacco, colpendo bambini nel sonno.

Bambini, ancora i bambini sono le vittime.

Perché?

Perché non c’è più spazio per il futuro, il presente ingoia tutto. L’attimo impera. Possiamo fare tutto quello che vogliamo, il desiderio domina. Che sia un desiderio di piacere o di morte, il desiderio si impone su tutto e su tutti. Il desiderio è il nuovo Erode di oggi e le vittime sono sempre i bambini.

I bambini non hanno diritto se non sulla carta, non hanno voce, sono alla mercè degli adulti che pensano possano disporne a piacere.

Se poi i bambini sono migranti e rom viene negata loro anche l’infanzia. Sono cose, oggetti di profitto, oggetti di violenza d’ogni genere.

Tra essi, i bambini rom sono i più esposti.

La condizione dei bambini rom in Italia si perpetua come uno dei più gravi fatti di segregazione razziale mai accaduto nel nostro paese, tanto da meritare la segnalazione di Amnesty International.

Il confinamento di migliaia di essere umani in “campi” definiti eufemisticamente “della solidarietà” ha comportato che negli anni  la società civile auspicasse la deportazione e la segregazione delle comunità rom in speciali aree attrezzate, tutte ubicate fuori dal raccordo anulare.

Le famiglie rom sono state costrette ad abitare in container allineati in file senza possibilità di un minimo di privacy, freddi, umidi, fatiscenti e dotati di acqua potabile per poche ore durante la giornata.

I bambini delle comunità rom continuano ad essere apolidi nonostante nati in Italia e provenienti da almeno 3 generazioni nate nel nostro paese. Sono i bambini con la più alta mortalità infantile europea, con i più evidenti deficit di crescita, che presentano il più alto indice di abbandono scolastico e rischio di non essere vaccinati.

Ecco cosa rende possibile che a Roma sia tollerato che 11 bambini rom  vivano in un camper parcheggiato davanti a un centro commerciale.

Ecco cosa ha reso possibile quel rogo: l’indifferenza.

Sono rom, sono abituati a vivere così.

E’ questo pensiero comune il mandante di questo eccidio. Qualunque sia la dinamica che lo ha realizzato.

Il rogo di Centocelle è l’epilogo di una gravissima discriminazione che Roma tollera da troppo tempo, è il patibolo di  una condanna mai formalmente pronunciata ma sostenuta da un pensiero culturale malato che non sa più riconoscere la necessità di impegnarsi per il futuro, anzi lo condanna a bruciare vivo.

Sul piazzale restano poche ceneri e una madre disperata che si getta per terra a baciarle.

E intorno poche voci a esprimere indignazione pietà e cordoglio.

La città silenziosa si sfila dal coraggio di guardare in faccia questa tragedia, senza sapere che la parte migliore di lei è morta incendiata la notte del 9 maggio 2017.

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