Intervista a Konrad Krajewski, Elemosiniere Pontificio

Intervista a Konrad Krajewski, Elemosiniere Pontificio

INTERVISTA A KONRAD KRAJEWSKI, ELEMOSINIERE PONTIFICIO, CHE ESPRIME INDIGNAZIONE PER LA CHIUSURA DELL’AMBULATORIO DI TOR BELLA MONACA A ROMA

«PERCHÉ LA CARITÀ VIENE SFRATTATA?»

PER UN CAVILLO NON È PIÙ IN FUNZIONE IL CENTRO CHE ASSISTEVA MIGLIAIA DI POVERI.
«UN PROWEDIMENTO INSENSATO. IL PAPA MI HA CHIESTO DI SVUOTARE LE CASSE PER AIUTARE GLI INDIGENTI» di Orazio La Rocca

 

Ma avrà un po’ di coscienza chi ha sfrattato quei me­dici che gratui­tamente da anni curano i poveri di Tor Bella Monaca? I funzionari che hanno firmato un prowedimento tanto discutibile non pensano di aver in definitiva penalizzato, per qualche cavillo burocratico, solo i bisognosi malati di una delle periferie più de­gradate di Roma, privi, per di più, di assistenza sanitaria?».

Ci va giù duro il cardinale Kon­rad Krajewski nel commentare la chiusura dell’ambulatorio di Tor Bella Monaca, dove le persone in difficoltà (senza fissa dimora, migranti, esclu­si) sono visitati e curati dai volontari – medici, specialisti, infermieri – di Medicina solidale, la Onlus sanitaria romana diretta dalla dottoressa Lucia Ercoli. È deluso e, a pochi giorni dalla Giornata mondiale dei poveri del 18 novembre, denuncia: «È uno sfratto in piena regola a danno dei più bisogno­si, abbandonati anche se gravemente malati», lamenta Krajewski, che papa Francesco, appena asceso al Soglio di Pietro, nel 2013 nomina Elemosiniere pontificio con il compito specifico di curare le “ferite” degli ultimi vicini al Vaticano e a Roma.

Nel 2016 il cardinalato, che fa di Krajewski – nato 54 anni fa a Lodz, in Polonia – il secondo più giovane porporato del Collegio cardinalizio, dietro solo al 51enne Dieudonné Nza­palainga, arcivescovo di Bangui, nella Repubblica Centroafricana, uno tra i Paesi più poveri del continente africa­no, dove nel dicembre 2015 Bergoglio celebra la storica apertura del Giubileo della misericordia.

Da due anni, quindi, l’elemosiniere papale è anche il cardinale dei poveri dentro e fuori Roma, per i quali sotto il colonnato di San Pietro avvia servizi di docce, barberia, lavanderia e centri me­dico-sanitari, dentistici e farmaceutici gestiti dal Fas (Fondo assistenza sa­nitaria della Santa Sede), insieme con Medicina solidale. Un’impostazione caritativa sotto il profilo ambulatoria­le analogo al Centro di Tor Bella monaca chiuso dal campidoglio nell’apparente della Regione Lazio, titolare delle politiche sanitarie.

Cardinale Krajewski, lei che da anni collabora con i sanitari volontari di Medicina Solidale cacciati da Tor Bella Monaca, si è fatto un’idea sul perché sono stati sfrattati?

«Non dovrei fare commenti. Penso solo ai poveri. Tantomeno dovrei en­trare nei cavilli burocratici, tecnici e politici all’origine di un prowedimen­to che alla fine colpisce i più deboli del quartiere e, in un futuro prossimo, po­trebbe penalizzare altri presidi sani­tari e di strada delle periferie romane gestiti da medici volontari. Ma, come uomo, come sacerdote e soprattutto come cardinale scelto dal Santo Padre per aiutare i poveri tra i più poveri, curare i loro malanni, dare loro sollievo, nutrirli gratuitamente di fronte all’in­differenza delle istituzioni, non posso far finta di niente. Nessun commento, ma amari interrogativi certamente me li pongo, perché dopo quello sfrat­to non posso ignorare che ora tanti malati poveri sono in mezzo alla stra­da senza cure e privi di assistenza. Mi chiedo: a che cosa è servito essere così fiscali con un’istituzione senza scopo di lucro che ha come esclu­siva finalità curare gratuitamente i più bisognosi?».

Bella domanda, eminenza. Lei ha una risposta in proposito?

«Su questa dolorosa vicenda non ho risposte istituzionali e, tantomeno, tecniche. Mi chiedo solo, da quando i medici volontari sono stati cacciati da Tor Bella Monaca, i firmatari del prov­vedimento – immagino funzionari del Campidoglio o della Regione Lazio – quando sono nel caldo delle loro case non provano un po’ di rimorso pen­sando ai tanti poveri, tra i quali bam­bini, madri, anziani, che a causa della loro firma ora non si possono curare più? Valeva davvero la pena farlo?».
Lo sfratto pare che sia stato deciso perché i locali sono di proprietà del Comune di Roma dati in comodato nel 2003 a Medicina Solidale. Locali, però, che sarebbero privi di garanzie tecniche e non ancora accatastati. Quindi non utilizzabili.

«Se andassimo a vedere in quali condizioni versano tutti i locali di pro­prietà del Comune, troveremmo situa­zioni ancora peggiori. La verità è che con lo sfratto la sede resterà sguarnita e andrà incontro a un ulteriore degrado. Con l’aggravante che il prezzo più alto pagato in questa vicenda è stato quello degli indigenti abbandonati. Quando invece è a loro – i poveri, gli emarginati, i disoccupati – che la politica dovrebbe guardare con più sollecitudine».

Da quello che lei dice, par di capire che il vero problema è di natura po­litica. Ma perché secondo lei i poveri restano sempre ai margini, se non ignorati, dai politici?

«Quando parlo di politica inten­do riferirmi alla politica alta, nobile, attenta ai bisogni di tutti a partire dalle fasce sociali più deboli. Non mi interessano le beghe di partito o le applicazioni fiscali delle normative che alla fine vanno sempre a discapito di chi soffre e chiede di essere aiuta­to. Io, da elemosiniere pontificio e da cardinale, applicando alla lettera le indicazioni del Santo Padre che mi ha chiesto di svuotare le casse della Ele­mosineria per aiutare i poveri, sono sempre fuori, sulla strada, in mezzo ai sofferenti con in mano la vera “poli­tica’: quella del Vangelo. Come faccio giorno e notte insieme ai volontari che mi accompagnano, quando con il nostro furgone pieno di cibo andia­mo a rifocillare i bisognosi della Sta­zione Termini e di altre zone degra­date. E per chi vuole, sono sempre in funzione i nostri centri sanitari e di accoglienza sotto il colonnato di San Pietro. È questa la politica vicina a chi soffre, la politica del Vangelo che, pur­troppo, a Tor Bella Monaca qualcuno ha voluto cancellare. Per ora».

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