Gestione ai municipi: va in tilt l’assistenza a poveri e senzatetto

Gestione ai municipi: va in tilt l’assistenza a poveri e senzatetto

Polemica sul trasferimento delle competenze.
E a Tor Bella Monaca medicina solidale a rischio.

Cambia la delibera e va in tilt il servizio per l’assegnazione della residenza ai senza fissa dimora.
Così i poveri di Roma non riescono più a rinnovare la carta d’identità, ad accedere al medico di base, ai farmaci gratuiti. In alcuni casi sono costretti a rinunciare alla pensione sociale. Un problema figlio della riforma del sistema varata dalla giunta comunale il 3 marzo scorso. Il provvedimento studiato dal dipartimento alle Politiche Sociali ha superato la vecchia delibera approvata il 14 agosto del 2015 dalla giunta Marino in accordo con la Prefettura e la Questura. Se il vecchio testo affidava la gestione a cinque associazioni (Esercito della Salvezza, Caritas, Centro Astalli, Comunità di S. Egidio e Casa dei diritti sociali) autorizzate a concedere la residenza ai senza casa presso le loro sedi, la nuova delibera li ha esautorati, indicando come unico indirizzo fittizio via Modesta Valenti e delegando l’intera gestione delle pratiche ai municipi. Che però non hanno né il personale né le risorse per sopportare una tale mole di lavoro.
Risultato? “Adesso, oltre a essere poveri, i 17 mila senza fissa dimora romani stanno perdendo i diritti sanciti dalla Costituzione – attacca la portavoce del Forum del terzo settore, Francesca Danese – i municipi non riescono a sbrigare le pratiche. Le persone devono passare prima per il servizio anagrafico, poi per quello sociale: i tempi sono lunghissimi”. E che si ammala, per essere curato “è costretto a ingolfare i pronto soccorso anche per un banale mal di gola”, aggiunge Danese.
Gli uffici del municipio I sono sommersi di richieste. “Abbiamo ereditato la gestione di 19mila residenze virtuali – spiega l’assessore alle Politiche Sociali della City, Emiliano Monteverde – un numero che dovrebbe essere distribuito nei 15 municipi, ma siccome molti non collaborano, le persone vengono tutte da noi”. Il segretariato sociale del centro storico è sotto pressione. “Attualmente – rileva Monteverde – solo 1.500 persone su 3mila sono passate al nuovo indirizzo. E la delibera non prevede neppure la gestione della corrispondenza: salta il rapporto tra il cittadino e gli enti pubblici”.
All’Assessorato alle Politiche sociali rispondono che “stiamo effettuando un monitoraggio costante in questi primi mesi di riforma”. Non solo. “Nella bando per il volontariato – proseguono – abbiamo attivato la possibilità per le associazioni di presentare dei progetti con specifico riferimento ai servizi di mediazione culturale e della posta: molte realtà hanno rinunciato a implementare questo aspetto, perdendo un’importante opportunità”.
Intanto anche la sede dell’associazione Medicina Solidale a Tor Bella Monaca, di proprietà del Comune, rischia di chiudere. “I documenti catastali dell’immobile, necessari per ottenere le autorizzazioni regionali a svolgere l’attività sono scomparsi nel buco nero degli archivi”, attacca il direttore sanitario dell’associazione, Lucia Ercoli. All’assessorato alle Politiche sociali dicono: “Siamo al lavoro per individuare una soluzione che arriverà a breve”.
L’amministrazione assicura di “voler tutelare una realtà che svolge un lavoro enorme e imprescindibile per le fragilità e che rappresenta un valore aggiunto per Roma”.

Da “LA REPUBBLICA” del 16 nov 2017 – di Luca Monaco

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